Smart Working in Antartide

Luca Furfaro | 08/10/2019
Smart Working in Antartide

Ogni luogo ha le sue caratteristiche, alcune sono buone, altre meno. Chiara Montanari, anche conosciuta come la "donna di Ghiaccio" per le sue avventure polari, in una sua intervista ha affermato che l’Antartide è un’esperienza di assenza estrema: mancanza di rumori, odori e colori; un luogo dove sentire il suono dei propri pensieri e del proprio respiro. Di tutt’altro tenore sono gli open space aziendali, luoghi che nascono per favorire la collaborazione ma molto spesso divengono luoghi di distrazione collettiva.

L’open space è quasi divenuto una costante aziendale ma telefonate, colloqui ed altro divengono una minaccia per il benessere psicofisico del personale impegnato a cercare di concentrarsi. Lo smartworking, nella sua concezione più ampia prevede una ridefinizione degli spazi aziendali collegata ad una modifica dei comportamenti.

L’open space è un ottimo spazio per la condivisione ma altre attività potrebbero portare a dei risultati migliori, se svolte in spazi diversi. Lo smartworking ha come obiettivo quello di ridefinire gli spazi in maniera da sviluppare aree dedicate a specifiche attività: dall’open space, alla sala riunioni, al classico ufficio singolo.

Il lavoratore sarà quindi agile all’interno ed all’esterno del luogo di lavoro: potrà lavorare nelle diverse aree aziendali definite sia interne all’azienda ma anche fuori dalla stessa, andando a ricercare il luogo migliore per l’attività da svolgere. Spesso il lavoratore, che svolge l’attività fuori dalle mura aziendali, trova luoghi nei quali è possibile concentrarsi maggiormente aumentando in questo modo la propria produttività.

Naturalmente l’equilibrio è fondamentale, non occorre dimenticare l’importanza di essere parte dell’azienda per estraniarsi completamente dal mondo e concentrarsi solo sull’attività che si vuole portare a termine. Equilibrio tra spazi, tempi e orari per trovare il miglior bilanciamento possibile che faccia convivere una maggiore produttività ad un equilibrio psicofisico.

Facciamo in modo che lo smartworking diventi una modalità di lavoro in autonomia ricollegata ai risultati raggiunti con un ripensamento “intelligente” delle modalità con cui si svolgono le attività lavorative, eliminando vincoli e modelli inadeguati adeguandoli con i principi di personalizzazione, flessibilità e virtualità.

Luca Furfaro

Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane. Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro. È stato docente per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino. Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi, ha contribuito al libro “Non Bastavano i buoni pasto” ed è stato Autore del Libro “Decreto dignità – Le questioni controverse” edito da Giuffrè editore nel 2018.

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