Smart working, il vestito “cucito” su misura

Luca Furfaro | 28/05/2019
Smart working, il vestito “cucito” su misura

Smart working non designa soltanto la possibilità di lavorare lontano dall’ufficio, ma è un più ampio piano di riprogettazione delle dinamiche lavorative, modellato e modulato secondo le necessità aziendali e del personale.

Credere di essere smart worker soltanto perché si lavora in qualsiasi posto è una convinzione sbagliata.

La “moda” dello smart working ha fatto forse perdere di vista significato, e obiettivi, di questa modalità di lavoro.

E' giusto, in primo luogo, chiarire la traduzione del termine smart, che indica un qualcosa di furbo e intelligente.

Collegarlo al lavoro non può che essere benefico: chi non vorrebbe lavorare in modalità furba? Inoltre, essere furbi significa lavorare da casa? Oppure lavorare sempre in luoghi diversi?

Innanzitutto, possiamo dire che il lavorare collegato alla propria sede lavorativa è definito remote working e può essere una parte della modalità di lavoro smart.

Dobbiamo, quindi, immaginare quale può essere la modalità più intelligente per svolgere l’attività lavorativa e, conoscendo questo contesto, non possiamo che comprendere come non esista un'unica modalità, ma si debba costruire su misura la possibilità che meglio si adatta all'attività lavorativa.

Lo smart working quindi non può essere un semplice accordo imposto aziendalmente al lavoratore contenente la modalità di svolgimento dell’attività lavorativa, ma deve essere, invece, un più ampio piano di riprogettazione delle dinamiche lavorative modellato e modulato secondo le necessità aziendali e del personale.

Insomma, lo smart working deve essere cucito su misura in base alla realtà aziendale, valutando il contesto, le situazioni personali, le modalità di organizzazione del lavoro ed effettuando una ottimizzazione delle stesse.

Il remote working può essere altamente funzionale in un’ottica di razionalizzazione dei tempi, consentendo di risparmiare tempi di viaggio e rischi di spostamento; lo stesso deve, però, essere valutato a seconda dei contesti di localizzazione, delle modalità di trasporto e delle condizioni di connessione dei lavoratori, per trovare la migliore soluzione possibile.

Altro aspetto importante nello smart working è quello deglispazi aziendali: la valutazione di una ristrutturazione degli uffici deve passare per una verifica funzionale degli stessi; analisi che deve interessare il contesto organizzativo attuale e le aspettative di sviluppo future.

Inoltre, occorre rendere tale modalità di lavoro flessibile per adattarsi alle variazioni che possono intervenire sia nell'attività lavorativa che nella vita privata dei lavoratori.

Se paragoniamo lo smart working ad un vestito, deve essere un vestito adattabile a tutte le stagioni.

Luca Furfaro

Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane. Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro. È stato docente per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino. Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi, ha contribuito al libro “Non Bastavano i buoni pasto” ed è stato Autore del Libro “Decreto dignità – Le questioni controverse” edito da Giuffrè editore nel 2018.

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