Smart working e digital detox

Luca Furfaro | 19/02/2019
Smart working e digital detox

Smart working: quando l’innovazione permette di soddisfare le esigenze dei lavoratori. Scopri come gestire al meglio questa nuova filosofia manageriale.

Abbiamo più volte parlato della conciliazione famiglia-lavoro; il work life balance può anche passare attraverso una modalità oraria più flessibile. Forma flessibile per antonomasia è quella dello smart working, ma occorre prestare attenzione alla gestione dello stesso, per non incorrere in effetti indesiderati e controproducenti.

In primis dobbiamo prestare attenzione alla cosiddetta porosità del tempo. Il concetto di porosità del tempo indica quella frazione di tempo di lavoro che è porosa per lo svolgimento di attività personali e viceversa; sostanzialmente non c’è distinzione tra quello che è il tempo di lavoro e quello libero. Questa problematica rende difficile distinguere tra il tempo di lavoro e quello di riposo, non lasciando la possibilità di recuperare le energie psico-fisiche e, di conseguenza, diminuendo produttività e soddisfazione. Dobbiamo, inoltre, affrontare una problematica sicuramente attuale, che è il legame con la tecnologia.

Nel suo “Uomo ad una dimensione” Herbert Marcuse scriveva “una confortevole, levigata, ragionevole, democratica non-libertà prevale nella civiltà industriale avanzata, segno del progresso tecnico”. Oggi, a più di 50 anni da questa pubblicazione, alcuni parlano di dipendenza dalla tecnologia.

Secondo uno studio, molti di noi sarebbero attivi sui dispositivi mobili già entro i cinque minuti dopo il risveglio e, soprattutto, oltre la metà dei giovani tra i 18 e i 24 anni si alzerebbe in piena notte per controllare notifiche, messaggi, chiamate. Durante il giorno, inoltre, si può riscontrare un controllo ossessivo dello smartphone o degli altri dispositivi.

L’utilizzo tecnologico anche ai fini lavorativi potrebbe quindi accentuare questa dipendenza (sicuramente lo fa in quelli che sono i lavoratori autonomi).

Per evitare porosità e dipendenza è bene quindi creare degli ampi e delineati spazi di disconnessione, che in alcuni casi potrebbero anche divenire dei periodi di digital detox.

Ricordiamo che la normativa sullo smart working (LEGGE 22 maggio 2017, n. 81) prevede che “l'accordo individua altresì i tempi di riposo del lavoratore, nonché le misure tecniche e organizzative necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro.”

Se la salute ed il benessere dei nostri lavoratori è l’obiettivo, allora dobbiamo fare in modo che gli stessi non diventino schiavi della loro continua reperibilità.

Un altro sociologo, Fromm, scriveva che l’uomo, pur avendo raggiunto la libertà per sfuggirvi, vira verso nuove dipendenze e sottomissioni.

Alcune volte, quindi, il divieto di utilizzo dello smartphone nelle ore lavorative potrebbe essere una forma di digital detox ed anche una modalità per prendersi cura dei propri lavoratori.

Luca Furfaro

Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane. Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro. È stato docente per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino. Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi, ha contribuito al libro “Non Bastavano i buoni pasto” ed è stato Autore del Libro “Decreto dignità – Le questioni controverse” edito da Giuffrè editore nel 2018.

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