Quanto si risparmia con lo smart working?

Francesca Zucconi | 06/06/2019
Quanto si risparmia con lo smart working?

La pratica dello smart working permette all'azienda di investire tanto sul benessere dei dipendenti, quanto di avere una riduzione dei costi. In particolar modo, in un momento storico così particolare dove l'esigenza al risparmio è notevole, l'attuazione dello smart working non è assolutamente da sottovalutare.

Nella maggior parte dei casi quando si parla di smart working si fa riferimento principalmente ai benefici nei confronti dei lavoratori.

Sicuramente sono notevoli: risparmio di tempo e costi di trasporto, riduzione dello stress, maggiore flessibilità e produttività.

Anche dal lato aziendale i benefici sono notevoli.

Innanzitutto, aumentando la soddisfazione dei lavoratori si aumenta la loro stessa produttività, e lavorando per obiettivi, non ancorati alla presenza fisica dell’ufficio, aumenta l’autonomia e responsabilità nello svolgimento delle proprie mansioni.

È risaputo, però, che un datore di lavoro in prima battuta gradisce più un risparmio tangibile.

Grazie infatti alla possibilità di non lavorare in ufficio, le aziende possono riorganizzare gli spazi fisici, ed eventualmente ridimensionarli. Allo stesso tempo, un’azienda di nuova costituzione poterebbe fare un investimento differente se gli spazi da occupare sono sensibilmente ridotti, ottimizzando l’uscita fissa dell’affitto.

D'altronde, minore è il numero di dipendenti che circola all’interno dell’azienda, minore sarà anche l’impatto sui costi delle utenze e sulla manutenzione dell’ufficio stesso.

Questa incidenza deve essere calcolata attentamente, soprattutto in relazione alla frequenza con cui i dipendenti sono tenuti a recarsi in ufficio e per che tipo di attività.

Grazie alla tecnologia, ad esempio, oggi è possibile partecipare anche a riunioni virtuali di team, evitando così ulteriormente l’utilizzo della sede fisica.

Inoltre, vale la pena fare una riflessione sulla retribuzione.

L’articolo 20 c. 1 legge 22 maggio 2017, n. 8 precisa che “Il lavoratore che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile ha diritto ad un trattamento economico e normativo non inferiore a quello complessivamente applicato, in attuazione dei contratti collettivi di cui all'articolo 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, nei confronti dei lavoratori che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all'interno dell'azienda”.

Si conserva, quindi, il diritto alla retribuzione nella stessa quantità prevista per tutte le generalità dei lavoratori, ma la stessa sarà principalmente legata a forme di retribuzione per obiettivi.

Particolarità, invece, è il venir meno del lavoro straordinario, comportando così un’altra possibile riduzione di costi da sostenere per il datore di lavoro.

In un momento storico così particolare dove l’esigenza al risparmio è notevole l’attuazione dello smart working non è assolutamente da sottovalutare.

Francesca Zucconi

Francesca Zucconi

Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Pavia, inizia la sua attività lavorativa nell’ufficio risorse umane di un’importante azienda. Affascinata dal ruolo percorre l’iter che la porta all’abilitazione all’esercizio della professione di Consulente del Lavoro e relativa iscrizione all’albo dei Consulenti del Lavoro di Pavia nel 2015. Dal 2018 è Presidente dell’Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Pavia.

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