Well smart working alla prova della corte eu

Luca Furfaro | 10/09/2019
Well smart working alla prova della corte eu

Spesso abbiamo riferito di come lo smartworking si sia sviluppato prima all’estero per poi arrivare nel bel paese solo in un secondo tempo, prima come sperimentazione di aziende illuminate e poi via via spinto anche dall’intervento normativo su una platea sempre maggiore.

Eppure, è proprio l’Unione Europea che getta un’ombra sulla gestione dell’orario in modalità di lavoro agile con la sentenza della Corte di Giustizia Europea n. C-55/18 del 14 maggio 2018.

Come ben sappiamo il lavoro agile si slega dalle modalità classiche di gestione del rapporto di lavoro andando a scollegare il rapporto da un luogo di lavoro fisso e da un orario predeterminato.

La Corte Europea nell’analizzare il caso si esprime dando indicazione della necessità di un sistema che consenta la misurazione della durata dell’orario di lavoro con oggettività e affidabilità; sostanzialmente la corte pare indicare l’obbligatorietà in linea generale di un sistema di rilevazione presenze.

Tale aspetto, a parte rendere più rigide le piccole realtà imprenditoriali, se applicata allo smartworking andrebbe ad intaccarne una importante base organizzativa, quella della fiducia verso il lavoratore. Inoltre, un tale sistema potrebbe accentuare una sensazione di controllo oppressivo da parte del lavoratore.

Da evidenziare comunque che già la normativa italiana (Legge 81/2017) riferiva che, seppure non vi fosse un orario di lavoro prestabilito, il lavoratore agile doveva comunque rispettare i limiti di orario normativamente stabiliti (D.Lgs. n.66/2003).

Altro diritto sancito dalla norma è quello relativo alla disconnessione, concetto importante sia per evitare una connessione continua che una porosità del tempo non consentendo quindi di raggiungere il necessario equilibrio tra tempi di vita e lavoro.

La chiave per districare questo complesso sovrapporsi di norme e giurisprudenza potrebbe stare nella regolamentazione, puntuale e ragionata, delle modalità di organizzazione del lavoro e dei tempi di riposo consentendo in tal modo di garantire il rispetto dei tempi di riposo e di “certificare” eventuali ore eccedenti il normale orario di lavoro.

Luca Furfaro

Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane. Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro. È stato docente per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino. Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi, ha contribuito al libro “Non Bastavano i buoni pasto” ed è stato Autore del Libro “Decreto dignità – Le questioni controverse” edito da Giuffrè editore nel 2018.

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