Il cielo sullo smartworking

Luca Furfaro | 24/09/2019
Il cielo sullo smartworking

Benessere significa anche godere di un ambiente preservato e non deteriorato, gradevole, ricco di verde, con la possibilità di trascorrere del tempo in mezzo alla natura, di respirare aria non inquinata, di passeggiare nei parchi delle proprie città, elementi da cui dipende direttamente la qualità della vita. (Istat, Il benessere equo e sostenibile nelle città, 2015)

I Subsonica, nota band musicale torinese, ha fra i loro successi la canzone “Il cielo su Torino”, nel testo viene anche richiamato l’inquinamento della città sabauda che si contrappone al sorriso controvento.

La qualità dell’aria a Torino migliora, ma PM10, biossido di azoto e ozono ancora superano spesso i limiti di legge, altro aspetto è inoltre collegato all’inquinamento acustico argomento per il quale sono stati riconosciuti i danni, ma sul quale le misurazioni sono ancora più complesse.

L’inquinamento e la qualità dell’ecosistema urbano sono quindi importanti fattori di un generale benessere, gli stessi sono quindi connessi alle emissioni delle automobili ed alla necessità di utilizzo dell’automobile per gli spostamenti lavorativi.

Ipotizziamo ad esempio di avere una piccola utilitaria, una smart forfour che ha una percorrenza media di 15 km ogni litro di benzina; la nostra dipendente per recarsi al lavoro percorre 15 km all’andata ed altrettanti al ritorno. Per determinare la quantità di CO2 immessa nell’aria dovremo effettuare un semplice calcolo: ogni litro di benzina consumato equivale a circa 2.380 grammi di CO2 .

La dipendente del nostro esempio, consuma nel tragitto per recarsi al lavoro due litri di benzina, sappiamo quindi che in quel tratto emette quasi 5 kg di CO2 (2.380 x 2 = 4.760 grammi).

L’introduzione dello smartworking per alcune giornate nell’arco della settimana ha quindi un riscontro immediato e misurabile; continuando nella esemplificazione ed ipotizzando un ricorso ad una giornata di smartworking a settimana (ipotizziamo la dipendente azzeri i propri km giornalieri) potremmo ridurre le emissioni annuali di circa 200 kg (40 giornate x 5kg).

200 Kg solamente per una dipendente ma se questo approccio si affermasse su larga scala, i livelli di anidride carbonica si potrebbero ridurre di 214 milioni di tonnellate ogni anno entro il 2030. Non una soluzione all’enorme problema dell’inquinamento ma sicuramente un contributo da parte di aziende con una responsabilità sociale. Dal punto di vista aziendale questo può portare riduzione dell’assenteismo ed aumento della produttività ed anche un miglioramento del clima aziendale.

Per quanto riguarda la nostra dipendente tale comportamento si tradurrebbe in un risparmio in termini di tempo (circa un’ora alla settimana) ed un risparmio in termini monetari.

Luca Furfaro

Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane. Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro. È stato docente per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino. Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi, ha contribuito al libro “Non Bastavano i buoni pasto” ed è stato Autore del Libro “Decreto dignità – Le questioni controverse” edito da Giuffrè editore nel 2018.

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