Welfare e premi di produttività

Luca Furfaro | 09/07/2019
Welfare e premi di produttività

L’Agenzia delle Entrate è intervenuta nel mese di giugno con due interessanti risposte ad interpelli in merito ai premi di produttività; connessi quindi alla possibilità di sostituzione degli stessi in prestazioni di welfare.

In particolare, la prima risposta è la n. 205 relativa al periodo congruo e alla definizione degli obiettivi incrementali – Articolo 1, commi 182-189, della legge 28 dicembre 2015, n. 208. In tale risposta l’Agenzia evidenzia come la durata del “periodo congruo” per la definizione di un premio di risultato è rimessa alla contrattazione di secondo livello e può essere indifferentemente annuale, infrannuale o ultrannuale dal momento che ciò che rileva è che il risultato conseguito dall’azienda in tale periodo sia misurabile e risulti migliore rispetto al risultato antecedente l’inizio del periodo stesso. Non è ammissibile una determinazione ‘postuma’ o a ridosso del termine del periodo di maturazione del premio.

Con la seconda risposta (n.212 del 27/06/2019) l’Agenzia delle Entrate ritorna sulla trasformazione dei premi per incremento della produttività in welfare aziendale Articolo 1, commi 182 - 190 legge di Stabilità 2016. In particolare, la risposta si focalizza su due aspetti fondamentali: il momento impositivo e la platea dei fruitori.

In merito alla definizione del momento rilevante ai fini del rispetto del limite per la detassazione dei premi di produttività (comma 182 dell’art. 1 della legge di Stabilità 2016 e ss. mm.), l’Agenzia delle Entrate specifica, che nell’ipotesi di conversione del premio di risultato, il valore del benefit dovrà essere rilevato nel periodo d’imposta in cui il dipendente ha optato per la conversione.

Per quanto concerne invece il momento di percezione dei benefit sostitutivi del premio di risultato, e quindi il rispetto dei limiti previsti dalle disposizioni ai fini della loro non concorrenza al reddito, in base al principio di cassa, la retribuzione deve essere imputata nel momento di effettiva percezione della stessa da parte del lavoratore. I benefit si considerano percepiti, e di conseguenza rientrano nei conteggi di esclusione dal reddito nei limiti previsti dall’articolo 51, commi 2 e 3, del TUIR, nel momento in cui il dipendente effettua la scelta del servizio welfare tramite la piattaforma, in maniera quindi non collegata al successivo momento in cui il servizio venga utilizzato o il rimborso erogato, ovvero il datore di lavoro provveda al versamento dei contributi al fondo di previdenza o alla cassa sanitaria.

La risposta 212 si sofferma inoltre su una tematica molto interessante, ovvero l’inclusione dei “conviventi di fatto” dei Beneficiari nella nozione di familiari. La legge n. 76 del 2016 (c.d. legge Cirinnà) equipara le unioni civili al vincolo giuridico derivante dal matrimonio, mentre per le convivenze di fatto, di cui all’art. 1, commi 36 e 37, della citata legge n. 76/2016, tra due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune, la legge Cirinnà non ha disposto l’equiparazione al matrimonio. Con tali motivazioni l’Agenzia fa rientrare le unioni civili nel concetto di familiare ai fini della fruizione dei benefit mentre la convivenza di fatto non vi rientra.

Luca Furfaro

Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane. Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro. È stato docente per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino. Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi, ha contribuito al libro “Non Bastavano i buoni pasto” ed è stato Autore del Libro “Decreto dignità – Le questioni controverse” edito da Giuffrè editore nel 2018.

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