Il Welfare aziendale per gli amministratori di società

Luca Furfaro | 12/06/2017
Il Welfare aziendale per gli amministratori di società

Il Welfare aziendale per gli amministratori Anche gli amministratori hanno bisogno di “stare bene” e, per farlo, anche loro possono accedere al Welfare aziendale. Lo scorso 10 aprile, la risposta dell’Agenzia delle Entrate h fornito alcuni chiarimenti in merito al Welfare aziendale, in particolare sull'esclusione dello stesso per gli amministratori di società e sulla corretta forma del regolamento aziendale utile a beneficiare della deducibilità dei servizi di welfare del reddito dell'impresa.

Anche gli amministratori hanno bisogno di “stare bene” e, per farlo, anche loro possono accedere al Welfare aziendale.

Lo scorso 10 aprile, la risposta dell’Agenzia delle Entrate all’interpello n. 954-1417/2016, ha fornito alcuni chiarimenti in merito al welfare aziendale, in particolare sull’inclusione del Welfare aziendale per gli amministratori di società e sulla corretta forma del regolamento aziendale utile a beneficiare della deducibilità dei servizi di welfare dal reddito dell’impresa.

La società che ha proposto l’interpello infatti, è composta da due amministratori e sei dipendenti. Gli amministratori percepiscono compensi che possiamo far rientrare nella categoria del welfare, così come previsti dall’art. 50 lettera c bis del TUIR.
L’azienda in questione ha deciso di attivare un piano di welfare aziendale composto da abbonamento alla palestra e viaggi all’estero, il tutto disciplinato da un regolamento aziendale.
L’azienda ha quindi posto l’interpello per sapere se sia possibile dedurre le spese dei servizi di welfare dedicati agli amministratori di società.

La risposta dell’Agenzia delle Entrate chiarisce, anzitutto, che gli amministratori di società che percepiscono redditi assimilabili a quelli da lavoro dipendente, possono essere inclusi tra i destinatari dei benefici fiscali, come i lavoratori dipendenti.
Inoltre, data la finalità ricreativa delle attività di welfare del caso di specie, è possibile anche applicare il regime di esclusione da imposizione sul reddito da lavoro dipendente previsto dall’art. 51 comma 2 lettera f del TUIR.

La condizione necessaria per l’attuazione di questo articolo è infatti l’utilizzo di servizi con finalità ricreativa riconosciuti dalla società attraverso un regolamento aziendale.

L’Agenzia delle Entrate sottolinea inoltre la non rilevanza ai fini della formazione del reddito del dipendente, in caso di erogazione di servizi con finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o culto, della situazione in cui i servizi di welfare siano corrisposti per iniziativa unilaterale del datore di lavoro o in base alla contrattazione.
Invece, la causa sottostante alla creazione del piano di welfare è fondamentale per la deducibilità dei costi.

Ai sensi dell’art. 100 comma 1 del TUIR, i costi sostenuti per welfare aziendale saranno deducibili a fini IRES se l’erogazione di tali servizi sia frutto di contrattazione collettiva, nazionale, territoriale o accordo interconfederale o di regolamento aziendale.

Anche gli amministratori possono quindi usufruire dei benefici previsti per la concessione di servizi di welfare.

Luca Furfaro

Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane. Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro. È stato docente per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino. Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi, ha contribuito al libro “Non Bastavano i buoni pasto” ed è stato Autore del Libro “Decreto dignità – Le questioni controverse” edito da Giuffrè editore nel 2018.

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