Categorie Omogenee: quali sono le variabili da considerare?

Luca Furfaro | 23/07/2019
Categorie Omogenee: quali sono le variabili da considerare?

Un recente interpello all’Agenzia delle Entrate ci dà l’occasione per tornare a parlare delle categorie omogenee di lavoratori ai quali possono essere concesse misure di welfare aziendale e ci offre la possibilità di analizzare un interessante caso di studio

Difatti l’Agenzia dell’Entrate, con la risposta all’interpello 273, torna sull’argomento categorie; in particolare, l’istante sottopone il proprio interpello in merito ad un piano di welfare aziendale focalizzato sulla c.d. “occupabilità” presente e futura dei dipendenti.

Tale percorso viene attuato attraverso la messa a disposizione, a tutti i dipendenti rientranti in uno specifico gruppo individuato sulla base di criteri oggettivi funzionali, di un percorso di formazione, apprendimento e aggiornamento professionale volto a migliorare la quantità e la qualità delle competenze, conoscenze e capacità, allontanando il rischio di obsolescenza tecnica e professionale e anticipando le future competenze necessarie.

Inoltre ai soli lavoratori inseriti nel Percorso Occupabilità, l’azienda assegna un budget di spesa “figurativo” (Credito Welfare), non liquidabile né convertibile in trattamento di altro genere, che consentirà di fruire di opere, beni e servizi con finalità sociali di cui ai commi 2, 3 e 4 dell’articolo 51 del TUIR, al fine di fornire sostegno sociale.

L’azienda includerà nel Percorso Occupabilità tutti i dipendenti che avranno almeno un punteggio di 140, e che pertanto sono considerabili a maggior rischio di scarsa impiegabilità e fragilità sociale.

Interessante verificare come viene definita la categoria dei soggetti destinatari verificando sia caratteristiche individuali (genere, età, cittadinanza, titolo di studio, stato di disoccupazione), sia riferite al territorio in cui risiede la persona e quindi alla dinamicità del mercato del lavoro locale (tasso di occupazione, incidenza delle famiglie a bassa intensità di lavoro, densità imprenditoriale).

L’Agenzia nella risposta all’interpello sottolinea, come ha già fatto altre volte (circolari n. 326 del 1997, n. 188 del 1998, n. 28/e del 2016 e n. 5/e del 2018), che il legislatore, a prescindere dall'utilizzo dell'espressione “alla generalità dei dipendenti” ovvero a “categorie di dipendenti”, non riconosce l’applicazione del regime di vantaggio del welfare quando le somme o servizi siano rivolti ad personam, ovvero costituiscano dei vantaggi solo per alcuni e ben individuati lavoratori. Con l’espressione “categorie di dipendenti”, utilizzata dal legislatore, non si fa riferimento alle categorie previste nel codice civile (dirigenti, operai, etc.), bensì a tutti i dipendenti di un certo tipo (ad esempio, tutti i dipendenti di un certo livello o di una certa qualifica, ovvero tutti gli operai del turno di notte ecc.), ovvero ad un gruppo omogeneo di dipendenti, anche se alcuni di questi non fruiscono di fatto delle “utilità” previste.

Il percorso intrapreso dall’azienda è quindi corretto, ed anzi apprezzabile, poiché ha valutato una serie di parametri per verificare il rischio sociale dei soggetti coinvolti e riconoscergli una serie di misure che lo possano aiutare.

E’ quindi possibile strutturare un piano di welfare offrendolo ad una categoria di dipendenti definita da diversi parametri, o anche differenziando l’offerta in base ad una serie di variabili in maniera da essere anche più aderente ai bisogni dei lavoratori.

Luca Furfaro

Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane. Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro. È stato docente per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino. Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi, ha contribuito al libro “Non Bastavano i buoni pasto” ed è stato Autore del Libro “Decreto dignità – Le questioni controverse” edito da Giuffrè editore nel 2018.

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