Buoni pasto digitali: la normativa

Luca Furfaro | 20/11/2018
Buoni pasto digitali: la normativa

La normativa sui buoni pasto digitali Uno dei servizi di welfare aziendale tipicamente adottato dai datori di lavoro e maggiormente preferito dai dipendenti è l’erogazione dei buoni pasto, considerato un servizio sostitutivo di mensa.

Uno dei servizi di welfare aziendale tipicamente adottato dai datori di lavoro e maggiormente preferito dai dipendenti è l’erogazione dei buoni pasto, considerato un servizio sostitutivo di mensa. Nato come un servizio cartaceo, ha assunto nel corso degli anni un formato elettronico, attraverso l’accredito dei buoni pasto su una carta elettronica. Recentemente, invece, si sta diffondendo la digitalizzazione dei buoni pasto, che prevede il loro utilizzo mediante un’applicazione per smartphone.

La loro regolamentazione dei buoni pasto è contenuta all’interno del DPCM 18 novembre 2005 “Affidamento e gestione dei servizi sostitutivi di mensa” che, oltre a definirli, ne dettaglia l’emissione e l’utilizzo. I buoni possono essere utilizzati da tutto il personale aziendale, a prescindere dal livello di inquadramento o dall’orario svolto e, oltre a contenere i dati identificativi del datore di lavoro e della società di emissione, devono indicarne il termine di utilizzo e il valore.

La modernizzazione del servizio citata in precedenza, ha il fine di rendere la procedura più snella, velocizzando i rimborsi ai commercianti e garantendo una migliore tracciabilità dei flussi finanziari.

In merito, in data 8 ottobre 2018, si è espressa l’Agenzia delle entrate, mediante la pubblicazione del Principio di Diritto n.3. Essa ha presupposto la possibilità di assimilazione degli altri servizi sostitutivi di mensa a quelli resi tramite app mobile, sottoponendoli alla stessa disciplina fiscale. Nello specifico, applicando l’art. 51 del TUIR,  anche i buoni pasto digitalizzati non concorrono alla formazione di reddito da lavoro dipendente per i fini IRPEF e sono considerati pienamente deducibili ai fini IRES, in quanto non vengono utilizzate le limitazioni previste dall’art 109 del TUIR. Per quanto riguarda l’IVA, invece, vengono adottate le aliquoteridotte del 4% e del 10% anche se, dal 1° gennaio 2019, troveranno applicazione le direttive europee in ambito di “Trattamento IVA dei buoni”.

Resta valida l’esenzione fiscale introdotta per i buoni pasto elettronici, se non superano l’importo massimo di €7,00 per ciascun buono emesso su base giornaliera.

Concludendo, anche se i buoni pasto rappresentano una percentuale consistente dei servizi erogati mediante welfare aziendale, essi non sono sufficienti per migliorare la produttività ed il clima aziendale, ma diventa necessario fornire un piano di welfare più completo e complesso.

Luca Furfaro

Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane. Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro. È stato docente per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino. Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi, ha contribuito al libro “Non Bastavano i buoni pasto” ed è stato Autore del Libro “Decreto dignità – Le questioni controverse” edito da Giuffrè editore nel 2018.

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