Welfare aziendale e big data

Luca Furfaro | 17/09/2019
Welfare aziendale e big data

L’innovazione tecnologica accelera i processi di scelta, sia personali che professionali; dovendo stare al passo con i tempi le aziende hanno la necessità concreta di prendere decisioni e variare la propria strategia. I dati sono un bene importantissimo per la scelte che le aziende devono prendere, sono infatti nate nuove figure professionali che analizzano i c.d. Big Data.

Cosa sono i big data? Se non vogliamo addentrarci troppo in un ambito tecnico potremmo dire che sono “tante informazioni messe insieme”.

Come possiamo utilizzare i “big data” rispetto al welfare aziendale? Ebbene, i tecnici del welfare e le analisi da sempre hanno rilevato come il welfare vada ad influenzare positivamente assenteismo e turnover, aspetti che possiamo rilevare in forma di dati meramente matematici.

Un’osservazione dei dati prima dell’inserimento di misure di welfare ci può far comprendere i livelli di assenteismo e turnover, tale dato può inoltre quantificare il costo aziendale che queste storture provocano.

L’assenteismo altro non è che il rapporto tra le ore di assenza e le ore lavorabili espresso in percentuale, tale dato ha una soglia di accettabilità fisiologica del rapporto di lavoro, in casi estremi invece determina problematiche legate all’organizzazione dei turni e del lavoro in generale.

Il turnover invece può essere misurato con diverse modalità, ed anche in questo caso è da valutare quando diviene patologico e quando investe soprattutto il personale qualitativamente superiore.

Nella valutazione del onere legato al turnover occorre tenere conto di molti costi che ci appaiono chiaramente nel momento della sostituzione (selezione, inserimento etc.); ma esistono molte altre spese che spesso non valutiamo (mancata produttività, formazione, oneri burocratici e di litigation etc).

Questi dati devono essere inoltre interfacciati con una rilevazione del clima aziendale: le tre componenti combinate possono darci un quadro di quello che può essere la nostra situazione aziendale.

A questo punto potremmo avere un costo dovuto alle diverse patologie e per queste dobbiamo tentare una cura.

Albert Einstein affermava che “la follia sta nel fare sempre la stessa cosa ed aspettarsi risultati diversi”, tale svolta può essere appunto focalizzata su un piano di welfare mirato a migliorare i dati in nostro possesso.

Dati che possiamo monitorare, verificare e relazionare con le politiche di welfare messe in campo; difatti, a questo punto ai nostri “big data” relativi al turnover aziendale, all’assenteismo ed al clima aziendale affiancheremo quelli relativi alle politiche di welfare creando quindi un sistema di business intelligence verificando i comportamenti e le variazioni e tarando i nostri comportamenti.

La rilevazione ci potrà anche restituire, in forma monetaria, il guadagno (inteso come minor costo) generato dal nostro investimento in welfare.

In una realtà veloce come quella attuale bisogna essere sempre pronti al cambiamento.

Luca Furfaro

Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane. Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro. È stato docente per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino. Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi, ha contribuito al libro “Non Bastavano i buoni pasto” ed è stato Autore del Libro “Decreto dignità – Le questioni controverse” edito da Giuffrè editore nel 2018.

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