La Gamification ed il benessere del dipendente

Luca Furfaro | 05/02/2019
La Gamification ed il benessere del dipendente

Scopri come applicare il metodo della gamification nel mondo del lavoro: grandi vantaggi per chi non sottovaluta le potenzialità che il “gioco” nasconde!

Che cos'è la gamification?

La gamification possiamo tradurla in "ludicizzazione" e possiamo definirla come l'utilizzo di elementi mutuati dai giochi e delle tecniche di game design in ambiti diversi.

Platone scriveva: “Educa i ragazzi col gioco, così riuscirai meglio a scoprire l'inclinazione naturale.” Non parliamo però di educazione, ma spesso utilizzare il gioco, che facciamo per piacere, in contesti diversi può portare ad un maggiore coinvolgimento e divertimento; proprio come avviene quando volontariamente scegliamo di giocare.

L’applicazione della gamification nel mondo del lavoro può coinvolgere diversi ambiti: la formazione, la retribuzione ma anche il benessere.

Esistono diversi esempi di applicazione della gamification nel mondo della formazione: classico esempio, molto di moda, è l’inserimento dei Lego all'interno dei corsi o dei team work.

Nel mondo del lavoro si è provato a dare un aspetto giocoso al raggiungimento degli obiettivi aziendali, grandi aziende invece che difficili meccanismi di premialità hanno virato verso piccole “sfide” nella quali si possono guadagnare punti da trasformare in premio.

In poche righe ho cercato di sintetizzare, e forse banalizzato, strumenti che hanno bisogno di una complessa valutazione di tutte le componenti.

Per venire al benessere del dipendente invece sfociamo nell'ambito del well-being, concetto al quale ho dedicato diversi interventi.

Con il well-being l’azienda interviene anche nella sfera personale del dipendente per modificarne i comportamenti in un’ottica salutare.Accrescendo il benessere organizzativo generale vi è un aumento del livello di energia e di motivazione dei singoli all'interno dell’organizzazione,tale da aiutare non solo la produttività e l’operatività di tutti i giorni, ma ad affrontare meglio anche i cambiamenti organizzativi dettati dal contesto.

E perché non farlo applicando il metodo della gamification?

Applicare la gamification al well-being può voler dire riconoscere, con le modalità dei giochi, i risultati raggiunti negli ambiti d’intervento adottati.

Tra le applicazioni well-being esistono esempi di utilizzo di contapassi per valutare l’attività fisica; ricordiamo che l’OMS raccomanda di svolgere attività fisica a moderata intensità per almeno mezz'ora al giorno. Questa quantità di attività fisica è utile a ridurre i rischi di disturbi cardiovascolari, diabete e cancro; in pratica è la quantità minima per migliorare lo stato di salute. L’azienda si può in questo caso fare promotrice di un corretto comportamento.

Difatti, sempre secondo l’OMS, solo meno del 40% della popolazione mondiale svolge una corretta quantità di attività fisica e questa percentuale sta rapidamente diminuendo.

Tale intervento può essere oggetto di “competizione” con i dipendenti che si sfidano a raggiungere il check point mensile di passi. Il dipendente che ha camminato di più nel mese viene insignito di una medaglia o diventa il dipendente più “atletico”, oppure ricevere qualche sorta di premio tangibile. Le sfide possono essere singole o di gruppo, aiutando in tal modo l’interazione anche fuori dall'orario di lavoro e responsabilizzando verso un risultato individuale utile alla collettività. Questo è solo un esempio, il meccanismo della gamification può essere utilizzato per qualsiasi iniziativa.

Naturalmente l’introduzione di tali progetti deve essere ben calibrata per non sfociare né in un controllo oppressivo del dipendente e neppure in una demonizzazione dei dipendenti che, per mille motivi, non svolgono l’attività richiesta. Aiutare gli ultimi a migliorarsi per capirne problemi e potenzialità può essere un primo passo, ma, in ogni caso, tali misure devono essere guidate da un'analisi della popolazione aziendale e da un costante monitoraggio e comunicazione con il personale interessato. Non si gioca con la salute, ma si può “giocare” a qualcosa che faccia bene.

Luca Furfaro

Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane. Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro. È stato docente per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino. Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi, ha contribuito al libro “Non Bastavano i buoni pasto” ed è stato Autore del Libro “Decreto dignità – Le questioni controverse” edito da Giuffrè editore nel 2018.

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