La donna lavoratrice un importante risorsa su cui investire

Luca Furfaro | 21/05/2019
La donna lavoratrice un importante risorsa su cui investire

Il Welfare Aziendale è la giusta strategia per risolvere il problema del Gender Gap, tra la retribuzione femminile e quella maschile in Italia. E’ importante che la donna lavoratrice, da problema di gestione, venga invece riconosciuta come risorsa su cui investire.

Wilma dammi la clava!”.

E' la celebre frase che il personaggio Fred Flinstone rivolgeva alla moglie Wilma  e che bene esprime un sistema patriarcale dove la donna si occupa delle faccende domestiche.

Certamente oggi il sistema sta lentamente cambiando, ma siamo sicuramente di fronte ad un apparato lavorativo che ancora presta il fianco ad un pregiudizio verso la donna lavoratrice.

L’Italia, secondo gli studi europei, mantiene un importante gender gap per quanto concerne la retribuzione tra uomo e donna, tanto che alcune stime valutano questo gap addirittura attorno agli 880 euro medi per le regioni del settentrione.

Questo significa quindi che l'Italia non valuta in maniera corretta il lavoro femminile, ma ha bisogno delle competenze lavorative delle donne, ed anche di una politica lavorativa che lasci spazio alla famiglia.

E infatti allarmante che il 41% della popolazione femminiletra i 18 e i 74 anni abbia dovuto, forzatamente, lasciare il lavoro e quindi abbandonare la crescita professionale.

Il Welfare Aziendale, ed una politica di conciliazione dei tempi famiglia-lavoro, può essere una buona strategia per rilanciare l’occupazione.

Non occorre guardare alla donna come parte debole, ma come punto forte sul quale puntare per rilanciare occupazione e competenze del nostro paese.

E' necessario dare quindi modo, attraverso le diverse misure possibili, di coniugare carriera professionale ed interessi personali e familiari.

Orari flessibili, assistenza sanitaria per familiari, maggiordomo aziendale, servizio di baby-sitting e convenzioni con asili nido, sono solo alcune delle misure che possono essere messe in campo per aiutare lo sviluppo di una famiglia.

Anche in questo caso la costruzione di un sistema di Welfare Aziendale deve andare a colpire i bisogni della popolazione aziendale, rivelandosi realmente ed efficacemente mezzo di conciliazione. In alcuni casi, già un programma di ascoltopuò essere un ottima misura iniziale da mettere in campo per verificare le reali esigenze dei dipendenti, sviluppando anche politiche di wellbeing.

Non occorre poi dimenticare un problema di denatalità; per tale motivo aziendalmente dovremo sviluppare pacchetti di sostegno alla lavoratrice in maternità, sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista dell’assistenza e dei servizi dedicati. Cambiare, quindi, in maniera netta il paradigma della gestione del lavoro femminile, trasformandolo da problema di gestione ad investimento su un importante risorsa produttiva. Immaginiamo quindi che la clava la tenga Wilma per una volta.

Luca Furfaro

Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane. Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro. È stato docente per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino. Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi, ha contribuito al libro “Non Bastavano i buoni pasto” ed è stato Autore del Libro “Decreto dignità – Le questioni controverse” edito da Giuffrè editore nel 2018.

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