Il troppo stroppia, anche il cibo

Francesca Zucconi | 04/10/2019
Il troppo stroppia, anche il cibo

Allarmanti i dati riguardanti il sovrappeso e l’obesità: nel nostro Bel Paese venticinque milioni di italiani sono in sovrappeso o obeso. Se parliamo di dati statistici più o meno il 46% degli adulti e il 24% degli under 18, le donne hanno un tasso di obesità inferiore rispetto agli uomini e il problema è maggiormente diffuso al Sud. L’aspetto allarmante è che queste malattie (forse purtroppo ancora sottovalutate) sono la seconda causa evitabile di tumori dopo il fumo.

Senza entrare in aspetti tecnici il peso eccessivo deriva da uno squilibrio di calorie consumate rispetto alle calorie bruciate tramite l’attività fisica: tradotto si mangia molto di più di quanto si riesca a consumare.

Tra i principali fattori di rischio che possono portare a queste malattie, tralasciando fattori genetici, vi sono proprio uno stile di vita errato dato da una dieta squilibrata e una scarsa attività fisica.

In linea generale sottolinea la Fao, si consumano sempre più alimenti industriali che contengono poco nutrimento ma molti grassi, zucchero, sale e additivi chimici. Infatti, la maggiore assunzione di grassi, pur rendendo il cibo più appetibile, riduce il senso di sazietà producendo l’effetto di mangiare di più.

Si genera così un circolo vizioso: non avendo sufficiente tempo da dedicare alla preparazione dei pasti da consumare fuori casa si preferisce il “cibo spazzatura” quasi fosse una gratificazione.

Allo stesso tempo i ritmi di vita frenetici e senza orari producono soprattutto per le persone che svolgono un’attività lavorativa sedentaria l’effetto di non riuscire a praticare con costanza un’attività fisica e non riuscire a smaltire le calorie in eccesso.

Tutto questo porta un malessere generale che abbiamo visto può sfociare in gravi malattie.

Sappiamo bene che quando queste situazioni coinvolgono i lavoratori i riflessi si hanno ovviamente anche sull’azienda che deve sopperire alle assenze e sostenere i costi di nuovo personale.

 

Come uscire dal loop?

È evidente che le basi passano da un’alimentazione corretta e da una sana educazione alimentare che sappiano far riconoscere le esigenze dell’organismo e l’apporto delle sostanze nutritive corrette. Ancora una volta l’azienda può svolgere il ruolo di protagonista.

Tante sono le iniziative per coinvolgere i lavoratori, proprio perché il lavoratore passa in azienda la maggior parte del suo tempo, quindi ad esempio organizzare delle sessioni con nutrizionisti che diano le indicazioni corrette per far si che i lavoratori possano imparare a mangiare sano, oppure laboratori di cucina.

Questi sono solo esempi per far capire come anche in situazioni così delicate l’azienda può intendere il “welfare” in tutte le sue sfaccettature: dare ai lavoratori la possibilità di sfruttare servizi che abbiano riflesso sulla loro persona e sul loro lavoro.

Francesca Zucconi

Francesca Zucconi

Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Pavia, inizia la sua attività lavorativa nell’ufficio risorse umane di un’importante azienda. Affascinata dal ruolo percorre l’iter che la porta all’abilitazione all’esercizio della professione di Consulente del Lavoro e relativa iscrizione all’albo dei Consulenti del Lavoro di Pavia nel 2015. Dal 2018 è Presidente dell’Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Pavia.

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