Chiedimi se sono felice

Francesca Zucconi | 23/05/2019
Chiedimi se sono felice

Il benessere psicologico e fisico dei dipendenti è uno degli obiettivi primari del Welfare Aziendale. Per questo sbarca in azienda la figura del Manager della felicità, con il compito comprendere i motivi di malcontento tra i colleghi e proporre idee di miglioramento.

Molto spesso, quando si colloquia con qualcuno, la classica domanda è ‘Come stai?’ intendendo per lo più un interesse alla salute fisica, non tanto al benessere psicologico o alla serenità e felicità della persona che si trova di fronte.

Ma, come abbiamo già affrontato in un contributo, il progresso umano non si esaurisce e non si può misurare (solo) nella crescita economica, ma si dovrebbe anche considerare il benessere e felicità delle persone.

Se lo intendiamo addirittura come parametro per il progresso umano in linea generale, come si può prescindere dall'ambito lavorativo? Considerando altresì che il luogo di lavoro è il posto in cui i lavoratori passano la maggior parte del loro tempo, ed inoltre il benessere dipende anche dalle persone di cui ci si circonda, e di conseguenza dai colleghi.

Vista questa premessa, la domanda che ogni datore di lavoro dovrebbe porsi è ‘I miei dipendenti sono felici? Cosa posso fare per aumentare la loro felicità?

Una nuova figura professionale, Chief Happiness Officer(CHO), tradotto “Manager della felicità” sbarca in azienda.

Il compito di questa figura non è di rendere felici tutti i lavoratori, ma di capire i motivi per cui gli stessi non sono felici e per cui non sono, quindi, in uno stato di benessere psichico, analizzando inoltre le problematiche e proponendo delle idee di miglioramento, lavorando principalmente sul gruppo.

Un altro aspetto su cui il manager della felicità può intervenire è il contesto lavorativo, oltre alle persone stesse: la conformazione degli spazi può incidere positivamente o negativamente su molti aspetti delle persone, come la creatività, la collaborazione e la capacità di concentrarsi.

Un gruppo di lavoro che condivide gli stessi ideali e valori, ad esempio, e lavora in uno spazio piacevole, confortevole e creativo, genera delle relazioni positive, che parimenti si ripercuotono sulla qualità del lavoro stesso, provocando un’evoluzione organizzativa e produttiva.

Ovviamente, le persone non cambiano solo perché c’è un formatore che dice loro il perché, e soprattutto se, chi propone questo tipo di percorso, non è il primo a credere nelle potenzialità di tale strumento.

I dipendenti cambiano se capiscono che il datore di lavoro crede fortemente, in primo luogo, nella loro crescita personale, e, secondariamente, professionale. Allo stesso tempo, le persone cambiano quando percepiscono il loro “guadagno”: benessere, felicità, soddisfazione che partendo dall'ambito lavorativo genera i suoi frutti in tutti gli aspetti della vita di ciascuno.

Francesca Zucconi

Francesca Zucconi

Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Pavia, inizia la sua attività lavorativa nell’ufficio risorse umane di un’importante azienda. Affascinata dal ruolo percorre l’iter che la porta all’abilitazione all’esercizio della professione di Consulente del Lavoro e relativa iscrizione all’albo dei Consulenti del Lavoro di Pavia nel 2015. Dal 2018 è Presidente dell’Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Pavia.

Articoli dell'autore

Vuoi avere maggiori informazioni e richiedere una consulenza dedicata?

Contattaci
Vuoi avere maggiori informazioni?
Richiedi una consulenza personalizzata