Lavoratore

Destinazione TFR, pensando al futuro

Mantenere il TFR in azienda o destinarlo ad un fondo di previdenza questo è il dilemma

Non è la prima volta che parliamo di come sfruttare al meglio il proprio trattamento di fine rapporto, le scelte da intraprendere sono molteplici e occorre ponderare attentamente le possibilità che offre il mondo del lavoro.

TFR o previdenza integrativa? È una domanda interessante alla quale non si può dare una risposta univoca in quanto per decidere al meglio bisogna vagliare tutte le ipotesi. Proviamo ad analizzare le differenze tra le due proposte.

Il TFR, trattamento di fine rapporto, appartiene alla categoria delle retribuzioni differite: ossia quei ratei che maturano in costanza di rapporto ma vengono erogati in un determinato momento, in questo caso legato alla cessazione del rapporto di lavoro.

Se negli anni passati non veniva posta particolare attenzione alla scelta di destinazione del tfr, ultimamente il discorso gode di maggiore attenzione.

È a partire dal 1^ gennaio 2007, con l’introduzione del Decreto Legislativo 252/2005, che viene data facoltà di scelta ai lavoratori dipendenti riguardo alla destinazione del proprio TFR.

Classica possibilità è il mantenimento in azienda, la quota di maturazione mensile viene accantonata dal datore di lavoro che provvede a liquidare la totalità al momento della cessazione anche se in alcuni casi ben specifici e dopo 8 anni di servizio il lavoratore può chiedere un’anticipazione pari al 70% del TFR maturato.

Una scelta, invece, più ragionata può essere quella di destinare la quota di TFR ad un fondo di previdenza complementare.

Infatti, il valore aggiunto è la possibilità di versare, oltre alla mera quota di TFR, anche una quota aggiuntiva di contribuzione, parte a carico del lavoratore e parte a carico del datore di lavoro, in caso di adesione alla forma prevista dagli accordi collettivi.

Il vantaggio è duplice: questo ulteriore versamento di contribuzione dà diritto alla completa deducibilità dal proprio reddito dei versamenti effettuati fino alla soglia annua di 5.164,57 euro, oltre ovviamente all’incremento contributivo utile per costruirsi una pensione integrativa.

In questo modo si ottiene un tasso di sostituzione, ossia il rapporto tra l’ultima retribuzione e la prima rata pensionistica tale da mantenere quasi inalterato lo stile di vita proprio grazie all'integrazione della pensione pubblica.

Se è vero che la scelta di destinazione del TFR è del lavoratore è altrettanto vero che la possibilità di integrare la pensione pubblica con la quota di contribuzione può essere una leva interessante per pianificare il futuro previdenziale soprattuto per i soggetti giovani.

Quindi considerando che uno dei pilastri della buona riuscita di un piano welfare è ascoltare le necessità e i bisogni dei lavoratori in questo caso il datore di lavoro avrebbe la strada spianata.

Francesca Zucconi
Francesca Zucconi

Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Pavia, inizia la sua attività lavorativa nell’ufficio risorse umane di un’importante azienda. Affascinata dal ruolo percorre l’iter che la porta all’abilitazione all’esercizio della professione di Consulente del Lavoro e relativa iscrizione all’albo dei Consulenti del Lavoro di Pavia nel 2015. Dal 2018 è Presidente dell’Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Pavia.